Learn with Lillo: Front Flip (FFL)

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Learn with Lillo: Front Flip (FFL)

Dopo aver analizzato lo Ski Line 360, in questo secondo appuntamento di Learn with Lillo ci spostiamo sui salti mortali e affrontiamo una delle figure più iconiche: il Front Flip.

Per osservare questo trick abbiamo scelto un atleta d’eccezione: Tim Wild, campione del mondo U21 di combinata, terzo ai Mondiali Open nella stessa disciplina e detentore dei record tedeschi open di slalom e figure. Insomma, uno di quegli atleti che, quando scendono in acqua, vale sempre la pena osservare con attenzione. Lo scorso maggio è stato al Jolly Ski per alcuni giorni di allenamento e ha lavorato anche con Nicholas proprio sulle figure.

La figura

Con i suoi 800 punti, il Front Flip (FFL) è uno dei salti mortali più importanti all’interno di una run di figure. Nei programmi maschili viene generalmente inserito come quarto flip, subito dopo il Front Flip Hill Side, oppure come sesto quando viene utilizzato per accompagnare il passaggio verso la parte finale del programma e agli Ski-Line. Nelle categorie femminili, invece, è più frequente trovarlo nelle ultime battute della run.

Dal punto di vista tecnico, si tratta di un salto mortale in avanti eseguito affrontando la barca (front side). Per un Front Flip efficace è fondamentale arrivare allo stacco con la giusta velocità e, soprattutto, con la corretta tensione sulla corda. È proprio quell’energia accumulata durante l’avvicinamento alla barca che permette allo sciatore di staccare dall’acqua e completare la rotazione in modo fluido. Detto così sembra semplice. Far coincidere tutti questi elementi, però, è tutta un’altra storia.

Velocità, tensione e timing

A prima vista potrebbe sembrare solo un salto mortale in avanti. In realtà, il Front Flip è una figura che si costruisce quasi completamente prima ancora di lasciare l’acqua. Infatti per Nicholas la vera difficoltà non sta nella rotazione, ma nei requisiti necessari per crearla:

“Quando hai il timing giusto e la tensione corretta sulla corda, il Front Flip diventa una figura relativamente semplice. La rotazione e l’atterraggio vengono quasi da soli. Il problema nasce quando questi requisiti mancano: a quel punto la figura diventa molto fisica e devi compensare con forza quello che non sei riuscito a creare con la tecnica in precedenza.”

Secondo Nicholas per ottenere questa tensione esistono principalmente due approcci. Il primo consiste nell’attaccare maggiormente le onde, mantenendo sci e corpo sulla stessa diagonale e sfruttando soprattutto la velocità della presa di spigolo. In questo caso la tensione nasce dalla distanza che si crea rispetto alla barca e porta generalmente ad atterraggi più larghi.

Il secondo metodo, quello preferito da Nicholas, è invece più “compatto”: la velocità viene costruita abbassando le anche e caricando progressivamente pressione sul piede posteriore. Lo sci rallenta leggermente, aumenta la tensione della corda e la barca restituisce una vera e propria catapulta. Il risultato è un atterraggio più vicino alle onde e una figura più rapida da collegare alla successiva.

Osservando Tim, Nicholas nota chiaramente come l’atleta utilizzi soprattutto il primo metodo, sfruttando la velocità derivante dal taglio delle onde piuttosto che la frenata sul piede posteriore. Inoltre Tim ha l’equilibrio giusto sullo sci e mantiene le braccia completamente distese per fare in modo che sia la tensione della corda a generare la rotazione.

La prospettiva di Tim

Come sostiene Tim, durante la rotazione la vista aiuta relativamente poco, diversamente da altri trick. È il corpo che deve sapere dove si trova:

“Quando sono connesso bene con la barca, sento uno snap incredibile che mi lancia in aria. È quasi come se la barca mi rispedisse indietro tutta l’energia che le ho dato e improvvisamente iniziassi a girare come dentro una lavatrice.”

A differenza di molti atleti, Tim racconta inoltre che il Front Flip non è stata la figura più difficile da imparare. Da sempre si è sentito più a suo agio con le rotazioni in avanti rispetto a quelle all’indietro. La vera sfida è arrivata dopo, quando era necessario renderlo abbastanza costante da inserirlo stabilmente nel programma:

“Ci vuole tempo per sviluppare quel feeling. Può volerci anche uno o due anni, ma una volta che ce l’hai, difficilmente lo perdi.”

Anche oggi, all’inizio di ogni stagione, serve qualche settimana per ritrovare completamente quella sensazione. È una delle prime figure a richiedere un po’ di adattamento dopo la pausa invernale, ma una volta ritrovato il ritmo torna a essere una delle figure più affidabili. E soprattutto una delle preferite di Tim, perché “quando viene bene sembra quasi troppo facile per essere vero.”

Ed è forse proprio questo il bello del Front Flip. Dietro una figura che appare così fluida e naturale si nascondono anni di lavoro sul timing, sulla tensione della corda e sulle sensazioni.

Siamo entrati nel periodo più intenso della stagione, quello in cui ogni allenamento può fare davvero la differenza e trasformare un trick ancora incerto in una figura stabile all’interno del programma.

Se anche tu stai lavorando sul Front Flip o c’è qualche altra figura che proprio non vuole saperne di uscire, questo è il momento giusto per fare un salto di qualità. In aggiunta al nostro staff fisso, Nicholas è spesso presente alla mattina per aiutare altri figurinisti a sbloccare il loro programma di figure verso nuovi punteggi.

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